Intervista a Silvia Pellegrini

"La danza : un percorso di vita"

Intervista a Silvia Pellegrini, docente e coreografa di fama internazione, vincitrice del premio della critica del Festival Ballet-ex 2015

-COME NASCE IL SUO PERCORSO D' INSEGNANTE-COREOGRAFO ?

 Il mio percorso nasce da una precisa scelta fatta da molto giovane. La coreografia mi ha sempre molto interessata fin da bambina. Ho sempre considerato l’essere danzatrice un passaggio necessario per venire a conoscenza delle tecniche necessarie ad esprimere contenuti artistici attraverso il linguaggio dell’arte coreutica. L’insegnamento è sempre stato presente fin da giovanissima per l’amore incondizionato verso i bambini. L’amplificazione di questo interesse è stato dovuto da un terribile incidente automobilistico che se da una parte mi ha precluso alcune porte, dall’altra mi ha animato in una costante ricerca dello studio del movimento portandomi anche a laurearmi presso il prestigioso LIM di New York.   Credo inoltre che lo studio della danza sia una importantissima occasione di concorrere alla formazione della personalità di un individuo.

 -IN CHE MODO DA' VITA ALLE SUE CREAZIONI ?

 Le mie creazioni possono prendere spunto da svariate sollecitazioni di ogni tipo (dalle problematiche sociali alla storia sociale ecc.), ma ciò che segna il mio percorso è la ricerca nel mondo dell’arte. La frequentazione di grandi artisti come Spalletti, Cascella ed altri mi ha permesso di poter fruire di un dibattito molto profondo sui temi dell’arte. Ciò unitamente alla ricerca psicologica dell’umano mi ha portato ad esprimere le coreografie più significative ed essere presente nell’ambito dell’arte internazionale come per la produzione per la Biennale di Venezia o la Biennale dei  Giovani artisti del Mediterraneo.

 -PENSA CHE SIA INDISPENSABILE PER UN COREOGRAFO ESSERE STATO ANCHE UN DANZATORE ? 

 No, non penso sia necessario, almeno non per il teatro danza o la danza contemporanea, di certo bisogna essere dei profondi conoscitori delle dinamiche del movimento ed essere certi di una propria scelta artistica, la storia della danza ce ne dà un esempio mirabile con Alwin Nikolais.

-PENSA CHE I CONCORSI E LE RASSEGNE SIANO UN MOMENTO FORMATIVO NELL'AMBITO DEL PERCORSO DEGLI ALLIEVI?

 Certamente!! Penso sia un momento fortemente formativo in quanto vengono messe in atto anche delle dinamiche di gruppo in relazione al rispetto, la collaborazione, il sentirsi protagonisti e delle responsabilità che raramente oggi i ragazzi possono esperire in altri ambiti.

- COME VEDE LA SITUAZIONE DELLA DANZA IN ITALIA ?

 Questa è una risposta molto impegnativa, ma per essere brevi penso che manchi assolutamente una volontà politica per dare supporto alla danza. Siamo ancora sotto la legge n. 800 che in realtà riguarda la musica lirica. Mancano gli spazi per la formazione, per la divulgazione, per la fruizione e per l’elaborazione creativa. Manca una corretta  informazione. La danza per la maggior parte dei giovani è ciò che ci propina la televisione. I giovani hanno bisogno di altri modelli (basti pensare a compagnie di ricerca come Batsheva Dance Company o la NDT) e di crearne di nuovi fondati su vere basi di cultura della danza e di conseguenza su una nuova  ricerca. Lo Stato dovrebbe dare enfasi a coloro che si muovono con capacità e scrupolosa serietà. Purtroppo oggi in Italia molti “insegnano” danza senza avere alcuna cognizione e rispetto dello sviluppo psico-fisico di un individuo, a discapito delle nuove generazioni.

  -I SUOI PROGETTI FUTURI?

 Poter continuare ad aiutare i giovani a tracciare una parte del loro percorso di vita.

 - IL SUO SOGNO  NEL CASSETTO ?

 Non ve ne è uno in particolare, il mio sogno è quello di avere la forza di essere sempre creativa e di rinnovare i miei appuntamenti con le grandi produzioni coreografiche che mi hanno visto interprete di grandi eventi in Teatri d’Opera.  (  il teatro Argentina, il Filarmonico di Verona ,il  Carlo felice di Genova )