Intervista a Rita Marozza

Progetto #sestascena intervista a Rita Marozza

Abbiamo il piacere di inaugurare il nostro progetto sestascena con una bellissima intervista fatta a Rita Marozza, Coreografa, Docente, VideoMaker , artista poliedrica che da anni segue le manifestazioni Ballet-ex presentando sempre creazioni dal sapore inedito e ricercato.

 

Come nasce il suo percorso di insegnante -coreografa?

Fin da bambina ho nutrito grande amore per il movimento e la musica,  studiavo pianoforte e adoravo l’acrobatica. 

Ero abile nella ginnastica artistica e ritmica. Dopo il liceo mi sono iscritta all’ISEF attuale IUSM  ed insieme allo studio delle materie relative all’insegnamento 

ho frequentato scuole di danza e ho iniziato a trasferire il mio interesse verso  questa fantastica forma d’arte. Mentre davo esami di Anatomia e

pedagogia ho seguito anche corsi di danza contemporanea e studiando la didattica e la medicina dello sport ho frequentato corsi di danza classica

. Quando ero ancora una giovane  interprete ho iniziato ad insegnare ma continuando a studiare danza e teatro_fisico anche con artisti di grande fama internazionale. 

Oggi  il mio stile è particolarmente contaminato per questa ragione.

 

In che modo da vita alle sue creazioni?

Ovviamente il mio lavoro nasce dall’esigenza di esprimere un  pensiero o un’idea, la voglia di comunicare il mio sentito.

Inizialmente cerco un brano musicale che possa rappresentare al meglio il concetto che desidero esprimere: sia dal punto di vista emotivo sia ritmico;

l’aspetto energetico è fondamentale, sappiamo che la musica è l’emissione di onde che hanno una loro lunghezza che vibra nei corpi, oltre che nell’orecchio,in maniera diversa se il suono è grave o acuto. 

Studio moltissimo l’argomento che intendo rappresentare esaminando gli aspetti culturali, sociali, simbolici e poi mi affido all’immaginazione anche per la parte geometrica del lavoro anche se non dimentico le regole di grandi coreografi contemporanei come Doris  Humphrey. Poi dipende dal tipo di lavoro, se si tratta di un intero spettacolo c’è molta ricerca ed è naturalmente influenzato dai performer con i quali costruisco le scene e le coreografie.

Per la danza in video il discorso è un po’ più vasto perchè prevede l’uso di tecniche diverse  e una postproduzione.

 

Pensa che i concorsi e le rassegne siano un momento formativo per gli allievi?

Si,  credo che siano momenti importanti che permettono di  misurarsi  e considerare altre vie d’interpretazione possibili.

Penso che al di là del risultato raggiunto si possa imparare molto anche se purtroppo quello che vedo nella danza oggi è la totale tensione al solo risultato personale piuttosto che lo studio e lo scambio e una grande competitività a cui manca l’aggettivo “sana”.

 

Quali sono le difficoltà che incontra  nel portare avanti il messaggio danza nella sua realtà lavorativa?

Dopo tanti anni di insegnamento ho potuto osservare  diverse generazioni di allievi notando un  grandissimo cambiamento in loro;è vero che la vita è continua trasformazione e non desidero dare un’accezione negativa a questa definizione tuttavia registro che i ragazzi hanno un modo generalmente più superficiale di porsi, meno attenzione, meno passione e determinazione, meno responsabilità e quindi maggiore difficoltà per noi docenti e Coreografi. Credo che la nostra società voglia vederci correre, siamo tutti in un continuo andare e tornare, un fare,  eseguire,  affaccendarsi e poco essere; si parla tanto di anima di sensibilità ma è evidente che quel che predomina è l’interesse verso il potere e il denaro. Viviamo in questo frullatore in cui è molto difficilefermarsi e prendere consapevolezza di ciò che si è e ciò che si desidera realmente, senza le  influenze dei media o  di ciò che fa tendenza. Si perdono anni di lavoro con allievi che poi abbandonano per altre attività  e ore di lezione per le defezioni di allievi impegnati in pluriattività per riuscire a costruire a fatica  un gruppo omogeneo. 

La vera difficoltà che incontro è quindi legata al corpo sociale e penso che la danza, per le sue molteplici qualità,sia una delle  vie possibili verso la consapevolezza dello spirito oltre che del corpo.

 

Come vede la situazione della danza in Italia?che cosa manca e cosa ci vorrebbe?

La parola “Danza” comprende un vasto assortimento di diverse realtà.Ci sono le Fondazioni Liriche, la Danza amatoriale, quella professionale e quella semiprofessionale, per non parlare poi dei generi e gli stili diversi per ognuno dei quali c’è tutto un mondo.

Parlando della Danza in maniera generica penso che sfortunatamente la crisi che ha colpito il mercato ferisca pesantemente la cultura e le arti,tutto ciò che non è considerato un bene di “prima necessità” è in sofferenza.

Negli ultimi anni c’è stato  un rapido diffondersi della danza attraverso  i media e programmi di tipo popolare come “Amici” e mentre questo da un lato ha suscitato grande interesse verso la nostra disciplina,

dall’altro non ha aiutato lo sviluppo dello spettacolo dal vivo. Inoltre sappiamo bene che le fondazioni lirico-sinfoniche italiane sono in sofferenza,credo che siano rimasti  ora solo quattro Corpi di Ballo in Italia e molte Compagnie di Danza non riescono più ad autofinanziarsi Il Fondo unico dello spettacolo, nato nel 1985, destinato a finanziare tutto lo spettacolo dal vivo, continua ad assottigliarsi  e la gestione di un teatro d’opera è affidata  ai politici anziché ad artisti o danzatori. Con la chiusura delle Compagnie molti ballerini intraprendono la carriera di insegnanti con il relativo moltiplicarsi dei corsi di danza e il conseguente frazionarsi degli allievi mentre  la redazione di un testo normativo Istituzionale  sull’insegnamento è ancora in fase di realizzazione.  Generalmente siamo in una situazione problematica   in cui oltre a mancare il supporto delle Istituzioni c’è carenza di vera solidarietà tra gli operatori di settore, assenza di umiltà e mancanza di cultura da parte di molti tecnici. Credo che ci si dovrebbe unire e collaborare veramente per lo sviluppo e la diffusione di questa  meravigliosa forma d’arte, sollecitando gli Organi Competenti e curando la nostra preparazione umilmente e a 360 gradi, curando oltre all’aspetto tecnico quello culturale (etico) e sociale.

 

Come donna trova pensa di avere più difficoltà nel far passare il suo messaggio pedagogico e artistico rispetto ai colleghi uomini?

Non mi ero mai posta un simile interrogativo e questo mi fa pensare di no,  credo che donne uomini abbiano semplicemente una energia e delle qualità diverse che  ci rende equamente  efficaci e fino ad ora non ho avuto difficoltà di comunicazione con i miei danzatori anche uomini.

 

I suoi progetti per il futuro? Il suo sogno nel cassetto?

Al momento sto lavorando, oltre ai miei corsi come docente,  ad un nuovo  video e ad un progetto didattico in fase di elaborazione. 

Sogno nel cassetto è avere un mio spazio multidisciplinare dove far sviluppare oltre alla danza diverse forme espressivee occuparmi  della realizzazione  della persona nella sua interezza, oltre al punto di vista fisico, quello energetico e culturale, in maniera olistica.

 

 

 

Rita Marozza

Consegue una  formazione eclettica. Dopo lo studio della ginnastica Artistica e Ritmica, durante gli anni ’80 ha  fatto parte di un team di ricerca all’interno dell’Istituto di Educazione Fisica di Roma:

il “Gruppo Sperimentale” (Con le Prof.sse M. Aparo, S. Cermelji, R. Pantanelli) attraverso il quale ha potuto studiare le diverse forme del movimento ritmico,metodologie legate alla bioenergetica di Alexander Lowen, all’espressione e percezione corporea.

 I numerosi studi di Danza contemporanea, teatro fisico,  danza teatro,  (Daniela Capacci, Micha Van Hoecke, Moses Pendleton Momix, Giorgio Rossi, Jordi Cortes Molina, Hal Yamanouchi, Atacama) ne hanno ulteriormente contaminato la forma  rendendola parte delle nuove tendenze espressive  riguardanti  la danza. 

Dal 1987 al 1992 Lavora con EsseVi (Agenzia per le promozioni televisive e avvenimenti speciali con Rai e Mediaset) qui ha i primi approcci con la produzione televisiva di alto livello,backstage e regia, organizzazione di eventi e festival Internazionali. Nel 1996 torna alla Danza come insegnante e coreografo.

La sua compagnia, SaltandiArs 1998,  segue un percorso espressivo prevalentemente legato all’aspetto emozionale dell’individuo e alla ricerca di una tensione comunicativa.

Il Lavoro della Compagnia  si avvale di stili e tecniche diverse e utilizza  Videoinstallazioni sia come fondale scenografico  che come vivo elemento di interazione tra immagine e performers attraverso una integrazione fluida  con il contesto generale del brano rappresentato. 

La comunicazione del concetto finale  avviene per mezzo di un’azione scenica che produce un rapporto diretto, tra spazio, immagine,  interpreti e spettatori, formulando un proprio personale linguaggio artistico.

Partecipa a rassegne e concorsi di  danza in video come “La Danza in un minuto”, “Il Coreografo Elettronico” e “ VideoContest Ballet ex” (del quale è vincitrice delle ultime tre edizioni).

Progetto #sestascena

Sestascena è la scena non cè ma che in realtà esiste perchè è fatta da tanti professionisti che s'impegnano giornalmente nel loro lavoro e che fanno della danza la lora ragione di essere ma che non sono riconosciuti a livello istituzionale e mediatico. Ballet-ex vuole dare un contributo per portare alla luce tutte le creazioni artistiche fatte con passione, arte , ingegno e amore che spesso non trovano spazio in altre realtà. 
#sestascena è aperta a tutti ed è un processo in continuo divenire, fatto di spettacoli, di foto, di video, di presentazioni , di interviste e anche di pensiero viaggiante , di parole incoraggianti e di sguardi attenti...per una cultura che coinvolga tutti e che inviti alla creazione
Che la nostra #sestascena abbia inizio ! a presto tante altre novità