Giulia Di Vattimo

 Il sogno di volare anche "Altrove"

Intervista a Giulia Di Vattimo , direttrice artistica del centro di danza e arti performative THEATRE DANCE DIVISION e vincitrice del premio della critica al concorso coreografico Ballet-ex 2019

 

Come nasce il suo percorso di insegnante e coreografa?

Ho avuto la fortuna di trasformare la mia più grande passione in mestiere, affiancando come assistente dal 2012 al 2016 la coreografa e insegnante Evelin Facchini. In quegli anni mi sono avvicinata al linguaggio della coreografia,   Specializzandomi contemporaneamente in percorsi per l’insegnamento rivolti ai bambini (Giocodanza e propedeutica alla danza) e nel pilates, svolgendo inoltre parallelamente lavori come performer e danzatrice. Da settembre 2019 sono direttrice artistica del centro di danza e arti performative THEATRE DANCE DIVISION.

In che modo da vita alle sue creazioni?

 Parto dall’idea che la danza nasce per comunicare ed essendo un linguaggio universale e neutrale può farlo in maniera forte, senza vincoli. Quindi quando creo ho la necessità che sia raccontata una storia che sia concreta o astratta  non importa, l’importante è l’intento comunicativo.

 Come reagiscono gli allievi al linguaggio della danza contemporanaea?

Io credo, riallacciandomi alla domanda precedente, che gli allievi abbiano la necessità di colmare questa esigenza di comunicazione e che se riescono ad abbandonarsi all’idea di questo linguaggio fatto di gesto,espressività ed incisione, abbracciandolo, non possano che non trovare un’importante e reale valvola di sfogo e di libertà da poter mettere in pratica sempre,non solo in sala.

 Quali sono le difficoltà che insontra nel portare avanti il suo linguaggio creativo e stilistico?

È interessante e bizzarro all’inizio, soprattutto per gli allievi che vengono da altri mondi della danza, che si trovano “costretti” e orientati verso un nuovo tipo di linguaggio che rompe inevitabilmente le inibizioni del movimento. Anche in questo caso mi ritengo molto fortunata , nel mio percorso ho avuto modo di incontrare giovani donne con cui condividere momenti importanti di danza e di vita, questo premio della critica ne è un esempio, quindi per me la condivisione e la passione che deve necessariamente esserci dietro, sono alla base di qualsiasi messaggio creativo e stilistico.

Cosa manca e cosa ci vorrebbe?

Domanda dolente... sicuramente una maggiore rivalutazione di realtà contemporanee, compagnie che svolgono progetti educativi per i ragazzi tramite  magari finanziamenti e concessioni di open space dove svolgere queste attività  e sicuramente un riadattamento rispetto all’ottica di realtà europee in cui tutto ciò é possibile e giá da tempo, come in Germani ed in Inghilterra ad esempio.

Nel suo linguaggio si nota uno sguardo a Pina Bausch, cosa rappresenta per lei la Bausch?

  Ho realizzato questa coreografia per omaggiare nel mio piccolo un’artista straordinaria madre del linguaggio della danza contemporanea, nei miei studi sono rimasta affascinata dall’impeto del suo gesto, fatto al contempo di forza e fragilità ma anche e soprattutto di femminilità. Con Lei nasce il teatro danza, a mio parere una delle forme più rivoluzionare e intense della comunicazione artistica, che io amo particolarmente e ripropongo nei miei lavori.

I suo progetti? Il suo sogno nel cassetto?

I miei progetti per il futuro ed il mio sogno nel cassetto coincidono dal punto di vista artistico, almeno per il momento. Porto avanti questo progetto di open theatre nella nostra sede con i ragazzi della compagnia della THEATRE DANCE DIVISION, affiancata da collaboratori e professionisti speciali che collaborano con me non solo per L’ambito coreografico, ma anche per quello visivo: fotografico, video reportage, stage design. I nostri sono progetti a 360 gradi che vedono la danza come il nucleo fondante che po va ad intrecciare altre meravigliose discipline artistiche. Quindi il mio sogno é già in corso con un lavoro che amo fare, con la speranza di un sogno più grande...che i nostri progetti  possano da “ casa nostra” volar anche altrove.

   I suoi progetti futuri? Il suo songo nel cassetto?

I miei progetti per il futuro ed il mio sogno nel cassetto coincidono dal punto di vista artistico, almeno per il momento. Porto avanti questo progetto di open theatre nella nostra sede con i ragazzi della compagnia della THEATRE DANCE DIVISION, affiancata da collaboratori e professionisti speciali che collaborano con me non solo per l’ambito coreografico, ma anche per quello visivo: fotografico, video reportage, stage design. I nostri sono progetti a 360 gradi che vedono la danza come il nucleo fondante che po va ad intrecciare altre meravigliose discipline artistiche. Quindi il mio sogno é già in corso con un lavoro che amo fare, con la speranza di un sogno più grande...che i nostri progetti  possano da “ casa nostra” volar anche altrove.