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Poesie di danza di Ivana Brigliadori
Pubblichiamo le poesie sulla danza di Ivana Brigliadori tratte dal suo libro recentemente pubblicato. La danza è per Ivana una grande passione e ciò traspare con dalle sue liriche. Chi volesse saperne di èiù può visitare il suo sito www.ivanabrigliadori.com
DEBUTTO
Nello stesso istante in cui il sole va via questo enorme parco mi sembra il firmamento ed io mi sento come una mosca in inverno in agonia sbattuta qua e là dal vento! In questo inferno quanto bisogno ho di un po’ di compagnia! Così chiudo gli occhi e incomincio a pregare e a mormorare una litania per non pensare che forse anche io me ne sto andando via. Ma il solo pensiero che non mi svegli al mattino mi fa pensare a una cosa che riscalda il mio povero corpo e il mio cuore bambino: è il Brunello da Montalcino, il Morellino di Scansano la vernaccia di San Giminiano il vino bianco di Pitiliano... e non faccio in tempo a finire l’elenco a formulare l’idea che come d’incanto ne arriva una marea Tonino viene quasi ogni sera con il Sagrantino. Mentre mastica compiaciuto il suo vino scuote la testa e incomincia il lamento: la vita è un tormento al mattino lo sveglia un motorino i vicini fanno casino l’imbianchino da saldare le bollette da pagare. Dice che sua moglie pesa un quintale dice che con lei non riesce a fare l’amore. Roberto Ferrari mi porta il suo vino. Incomincia il lamento dopo qualche bicchiere: sempre solo e in giro ville e servitù da sostenere assegni per la moglie da capogiro: estetiste parrucchiere abbigliamento sempre dell’ultimo momento. Dice che i perizoma e le giarrettiere glieli fa vedere prima di uscire. Dice che con lui non vuole fare l’amore. Martino mi porta un vino così buono che ha mandato in purgatorio qualcuno. Quando si lamenta sembra che pianga: la famiglia è un tormento gli operai chiedono sempre l’aumento non gli va bene neanche un investimento. Non parla più con nessun parente. Non vede più gli amici da tanto tempo. Dice che con le donne non ha nessun argomento. Dice che per fare l’amore deve pagare. La Frescobaldi fa tanto di quel casino con tutto quel vino che sembra che arrivi Garibaldi! Lei incomincia subito a piangere e a gridare: case da vendere e da comprare pellicce e gioielli da custodire cameriere da controllare dice che suo marito soffre di depressione che fa ore ed ore di meditazione. Dice che per lei non sente più nessuna emozione! Si può dire che Amleto viene quasi ogni sera. Lui vive coi suoi genitori. Il suo vino fa veramente cagare. Quel vino lo sciacqua il bicchiere! Piange mentre lo tracanna e si fa una canna: il lavoro non gli è congeniale preferisce leggere, studiare, cercare. Dice che non riesce a trovare certezze, sicurezze e nessuna consolazione in nessuna religione. Dice che non gli tira. A notte fonda o poco più mi fanno un sorrisino mi danno una pacca sulla spalla e coi loro fardelli sempre quelli ritornano tutti dai loro acari e nel loro casino. Ma almeno loro hanno una gran balla! Del vino di quei fighetti nel mio bicchiere non ho visto neanche gli archetti. Dei paroloni come barricato e tannino io non sento che l’odorino e rimango qui da solo con le loro bottiglie vuote lucido come un cretino. Allora mi gratto la testa e faccio la resa dei conti: “E se il mio atteggiamento fosse legato alla follia e alla demenza?” “Perché non mi sono formato una famiglia come tanti?” “Avere libera la mente non sarà roba da deficienti?” “Non era meglio se fossi stato coi miei parenti?” “Perché non mi sono impegnato a lavorare?” “Perché non combino mai niente?” Ma poi penso che ora sono vecchio non posso pretendere tanto! Sono quasi nell’aldilà a cosa serve aprire tutte queste crepe alla mia età? Che freddo che fa! Mi guardo la maglia non ha neanche un bottone non ha più colore ma è conservata dalla polvere e dal sudore ed è così dura che mi preserva dal freddo e riscalda il mio povero cuore. Così mi sistemo dentro la mia giacca a vento e mi sdraio per terra. A dire il vero il terreno stasera è così duro e così pieno di protuberanze! Mentre mi adagio sento un gran vuoto e una grande mancanza. Ma poi mi sistemo di lato e sorrido un poco: “E se non ci fosse questo neanche?” E se fossi sordo? Se non sentissi neppure il rumore dell’acqua del fiume che scorre qui accanto? E se fossi cieco e non vedessi i colori dell’alba e del tramonto? Ma poi penso che io non sono nato per ragionare ma per essere amato e amare e che la condizione della mia guarigione ha bisogno di godere non della fredda ragione. Ed è proprio nel momento in cui mi sembra di crepare e di non farcela più come d’incanto arriva la mia amica d’infanzia Liù. Non è mai sicuro se viene ogni sera. Questa incertezza mi dà tanta sicurezza e poi tanto è sempre qua. Viene nel parco a fare le prove perché vive in un monolocale. Fa la ballerina. Lo fa da quando cammina. A dire il vero io non l’ho mai vista camminare. Lei salta scivola e poi comincia a rotolare. È da quando è all’asilo che deve debuttare e non è ancora successo. Adesso poi che balla il tango dice che è perché non trova il ballerino. Io la lascio dire e non interferisco perché forse è proprio per questo che mi salta sempre addosso e lo facciamo sempre in un modo e in un posto diverso. Lo abbiamo fatto persino in un cesso. Stasera è il suo compleanno. Per questo ho la cravatta pulita e con tutte le monetine che ho racimolato nei miei piattini le regalo il debutto prima che scompaia del tutto: scarpe con un bel tacco una gonna con un bello spacco i più bravi ballerini di tango e tanto vino per tutti. Quando la vedrò ballare credo che diventerò matto!
LA MIA FOSSA Faceva così freddo ed era così buio al cimitero. Troppo piccolo quel cero! Avevo anche un po’ fame a dire il vero. Avrei voluto scappare da quella fossa. Ma poi è arrivato il mio cane con in bocca una fetta di salame. L’ha appoggiata sul mio seno e si addormentato sui miei fiori e le mie ossa. E così non mi sono mossa.
MIGUEL Io sempre solo io sempre lavoro io prometto no fare male a te io stare solo vicino a te io straniero io solo tu non fidi me? Io no spacciatore io muratore io no amici io solo io sempre lavoro. Io mai visto occhi così azzurri come cielo io mai visto pelle così bianca ma non è questo quello che mi manca. Qui la gente no ride qui la gente no canta qui gente sempre triste qui gente sempre stanca qui gente no danza.
BALLERINA
Scappano e volano come farfalle serpenti aggrovigliati nelle budella. Rincorrono sotto le stelle le lucciole le fanciulle. Bianche rosse verdi gialle libere le libellule. Fuoco che brucia che incanta la sera la donna stanca che parla sincera a chi non c’era. Che canta. Neve che scende così bianca. Lava che sale che si accende. Sbattono i batacchi delle porte sorridono le facce smorte si drizzano le schiene storte si muovono i corpi spenti. Vento che solleva le foglie morte pulisce le facce tinte distrugge le cose finte. Acqua che scorre e rincorre le cose sporche disseta le osse secche abbandonate dei morti scappa su sfonda il tetto col sorriso matto il tappo poi finisce giù nel coppetto a metà degli amanti con lo spumante e sta fra il paradiso e l’inferno in eterno là terra carne forza potenza sacro danza nella panza.
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