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Lettera aperta
a....
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La psicologa risponde
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Pubblichiamo la prima
lettera di una rubrica mensile che avrà come tema le Vostre
problematiche. Vi invitiamo pertanto a scriverci - vi aiuteremo
ad affrontare la vostra carriera in modo più sereno. |
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Scrivete a
danzaclassica@danzaclassica.net |
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Preoccupazioni di
un padre
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Sono un padre, che ha visto sua figlia lasciare il "nido genovese"
all'età di 14 anni, perché solo a Roma (all'ACCADEMIA NAZ. di
DANZA) c'era il compimento della sua vita; o.k. mi sono detto (in
cuor mio) le passerà. S'é diplomata ed ora, avendo vinto una "bosa
di studio" é alla LABAN a Londra. |
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Mio Dio é proprio brava! Ma il mio terrore primigeno resta, anzi é
sempre più grande e maligno; mi rode nella testa ed ogni notte
(come oggi che che non potendone più cerco uno sfogo in questa
e-mail). Continuo a chiedermi se mai le daranno la possibilità di
dimostrare quanto é brava o continuerà ad inseguire una chimera,
che non solo non non si farà prendere, ma che pian-piano la
consumerà, portandola a cedere. Che succederà quando non potrò
più aiutarla? Il compenso a tutti questi sacrifici sarà quello di
lavorare come sguattera in un ristorante londinese (come sta
facendo ora per rendersi economicamente un po' più indipendente)
o, nella migliore delle ipotesi, andare in giro per il mondo "come
un pacco postale", senza farsi una casa...una famiglia. Sono
veramente disperato e di una disperazione ovviamente celata nel
profondo perché non voglio ferirla con i miei dubbi e le mie
paure. |
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Ho bisogno di conforto. |
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E’
difficile accettare che figli crescano, ai nostri occhi sono dei
cuccioli da proteggere. |
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Le
preoccupazioni per il futuro dei figli sono legittime soprattutto
quando scelgono professioni dove il percorso da intraprendere non
é lineare. |
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E’
giusto lasciare che i figli seguano le loro attitudini anche
rischiando di commettere errori, oppure è meglio guidarli,
indirizzandoli secondo la nostra esperienza? |
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Lei già da tempo ha lasciato sua figlia libera di scegliere. Dalla
sua lettera sembra che la ragazza abbia buone possibilità per
affermarsi: ha frequentato l’Accademia di Danza, ha vinto una
borsa di studio. Sicuramente possiede delle buone qualità
artistiche, anche di carattere sembra essere ben determinata. E’
riuscita ad allontanarsi dai suoi affetti proprio nel momento in
cui cominciano a consolidarsi le amicizie con i coetanei.
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Sarà felice? Nessuno potrà prevedere il futuro: potrà raggiungere
il successo e non essere soddisfatta della sua vita o saprà
cogliere i piccoli piaceri quotidiani svolgendo una professione
diversa dalle sue aspettative. |
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Dalla sua lettera non emerge il tipo di rapporto che ha stabilito
con sua figlia. C’è dialogo o il rapporto si limita a uno scambio
formale di informazioni? La lontananza non consente di far vivere
quotidianamente gli affetti, potrebbe però creare un forte legame
evitando i contrasti e le discussioni di una convivenza
quotidiana. |
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E’
importante per sua figlia sapere che può contare su una persona
cara capace di ascoltare i suoi successi ma anche i suoi silenzi,
senza aver paura di essere valutata. |
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Da
come scrive appare che lei sia solo con i suoi pensieri a
rimuginare sul destino di sua figlia, sembrerebbe che non
condivida con nessuno le sue preoccupazioni. |
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Dietro la preoccupazione sul futuro di sua figlia può nascondersi
la sua paura di rimanere solo e di confrontarsi con se stesso. In
ogni separazione, vengono riattivate emozioni e pensieri che
abbiamo già vissuto durante l’infanzia, quando ci siamo
allontanati dai nostri genitori per la prima volta. |
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Questa situazione, per quanto sofferta, può diventare per lei
un’occasione di crescita perché può aiutarla a riflettere sulle
emozioni vissute in precedenti distacchi imparando a riconoscere
quali emozioni appartengono al passato, e quali invece vengono
attivate dall’esperienza vissuta in questo momento. |
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Buona fortuna. |
Gabriella Graziano
Psicologa Psicoterapeuta |
Il bisogno di andare
"oltre"

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Ho 29
anni e studio danza moderna da due e ho un grande GRANDE problema.
L'anno scorso, quando ho cominciato, sono partita bene, mi vedevo
progredire e migliorare. .Quest'anno trovo tantissime difficolta'. .
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Quando ballo...aiuto! sono
proprio di legno. Non riesco a sciogliermi, a essere morbida, a essere
leggera. Nella mia mente io volo. Nella mia mente sono "grande" e
sono bellissima. Poi,in sala, un disastro. Ogni volta peggio, ogni
volta entro carica (o mi sembra di esserlo) ed esco avvilita. Provo un
grande senso di impotenza, per qualcosa che e' in me e non riesco a
tirare fuori. Trovo difficoltà' anche nel ricordarmi i passi appena
montati. Se mi concentro sull'essere sciolta capita anche che sbaglio
la tecnica. Se mi concentro sulla tecnica, mi irrigidisco.
L'insegnante dice che e' una questione mentale, che ho le
potenzialità' per fare cose grandiose ma che non mi impegno, non mi
concentro, come se non me ne fregasse niente.
E si
arrabbia e ha ragione perché deve essere avvilente vedere allievi che
continuano a sbagliare le stesse cose. Lo so che e' la mente che guida
il corpo, i miei ostacoli sono lì. Ma invece di toglierli, sembrano
sempre più grandi e più pesanti. E così divento pesante e rigida
anch'io. Mi vedo e allo specchio e non mi piaccio. E tutto il mondo mi
passa avanti. |
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Si può' imparare a essere
sciolti e a lasciarsi andare ? Come si può' allenare la mente ?
Riprendersi l'energia che si sta dissipando ? Riconquistare la stima
in se'che poi e' la carica che ci fa muovere le montagne ? |
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Sonia (Latina) |
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La lettera
rispecchia il lungo lavoro introspettivo che Sonia ha condotto per
analizzare "il suo grande problema". Malgrado il desiderio
e lo sforzo di modificare la situazione, Sonia rimane intrappolata
dai suoi stessi pensieri. Vorrebbe essere più sciolta nei
movimenti, ma la preoccupazione di migliorare ostacola la sua
performance trasformando in tal modo le piccole difficoltà in
problemi. Pur riconoscendo di aver ottenuto buoni risultati, Sonia
non è soddisfatta, desidera superare il livello raggiunto. Ha
delle aspettative elevate su ciò che potrebbe fare, confronta le
sue prestazioni con un modello ideale che non tiene conto di
alcune variabili: i pochi anni di allenamento e la minore
elasticità conseguente all'età. Dovrebbe perciò puntare di più
sulla creatività e sul lato artistico dei suoi movimenti più che
su quello tecnico. Se cominciasse ad accettare i suoi limiti e ad
apprezzare i risultati allontanerebbe la tensione e il suo
rendimento artistico ne risentirebbe in modo positivo. Ma
perché ha bisogno di andare oltre? Con che cosa ha bisogno di
misurarsi? |
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A volte la
piena espressione delle proprie potenzialità può essere ostacolata
dalla paura dei cambiamenti che potrebbero verificarsi nella nuova
situazione. Se la libellula spiccasse il volo quali cambiamenti
apporterebbe alla sua vita? |
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Bisognerebbe pertanto capire se le insoddisfazioni di Sonia sono
ristrette alla danza o è la danza a diventare il contenitore di
altre delusioni. Per un'analisi completa occorrerebbe indagare
anche altri aspetti della vita di Sonia e comprendere in che
misura ella dà spazio agli aspetti socio-relazionali,
affettivi, lavorativi e familiari importanti per uno sviluppo
armonico e sereno della personalità. |
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Gabriella Graziano
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Psicologa Psicoterapeuta
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L'ansia per l'audizione

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Sono Francesca, di Rovigo,ho 19 anni, l'anno
scorso mi sono diplomata alla mia scuola di danza con il massimo dei
voti, ricevendo complimenti dagli insegnanti e dai compagni. Da
quel momento ho cominciato a fare audizioni convinta di trovare
facilmente un ingaggio. Purtroppo malgrado il mio alto livello
tecnico, riconosciuto da insegnanti di chiara fama, ho riscontrato
che durante le audizioni mi sento bloccata e non riesco a rendere
al massimo. Mi ritraggo invece di farmi avanti, mi sento estranea
all'ambiente e avverto che il mio corpo non riesce a esprimersi
pienamente. Mi invadono mille pensieri che mi tolgono la
concentrazione. Gli altri mi sembrano più bravi, più degni di essere
presi. Dopo l'audizione sono triste e svuotata. Ho paura che questi
ripetuti fallimenti mi facciano lasciare la danza che invece amo
tanto.
Francesca
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Il problema di Francesca è molto
frequente in tutti coloro che affrontano le audizioni o i primi
colloqui di lavoro che diventano dei veri e propri esami da
superare. Al momento di affrontare la prova sarebbe opportuno
mettersi in gioco per superare la paura di non sentirsi all’altezza
delle proprie ed altrui aspettative. Chi affronta un’audizione
spesso si confronta con gli altri ritenendoli migliori, ingigantendo
così le loro doti fisiche e sminuendo le proprie. Non bisognerebbe
dare luogo a questi pensieri che comprimono ed immobilizzano la
nostra espressività, ma dovremmo imparare a soffermare l'attenzione
sui punti forza che sicuramente possediamo. Non è questo il momento
per guardarci con occhio critico, rimandiamo la valutazione delle
nostre capacità alle ore di studio.
Molti ignorano che il disagio non
dipende dall'audizione, ma dai pensieri negativi che si susseguono
velocemente prima e durante la prova, impedendo di concentrarsi
sull'esecuzione dei passi. Sarebbe opportuno che Francesca imparasse
a lavorare su se stessa, affrontando con maggiore serenità
qualunque tipo di prova. Per avere la possibilità di esprimersi al
meglio dovrebbe imparare a spezzare questa catena di pensieri
automatici mettendoli in discussione.
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Ecco cosa fare:
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Evitare di dare valutazioni
assolute: la prova non è mai completamente negativa.
Sicuramente ci sono dei momenti in cui la prova è stata
soddisfacente. |
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Anche se la prova non è stata
brillante, riconoscere che non è l'ultima occasione della
propria carriera, ci saranno altre possibilità di esprimere il
proprio talento. |
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Spostare la lente di ingrandimento
della mente dai difetti alle qualità.
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Liberarci dai pensieri negativi
consente di fare una valutazione obiettiva dei motivi che hanno
impedito il superamento dell'audizione: è questo il primo passo per
poter affrontare le difficoltà. Il cambiamento richiederà impegno
e tempo ma, è importante riconoscere i piccoli progressi con
autogratificazioni che ci aiutano a continuare il nostro cammino e
a modificare il comportamento.
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Gabriella Graziano
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Psicologa Psicoterapeuta
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Un'amicizia incrinata

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Conosco Rossella da
quando frequentavo il primo corso della scuola di danza. La
nostra amicizia è nata subito. Essendo molto simili anche
fisicamente la nostra insegnante ci ha sempre creato delle
coreografie a coppie, facendoci lavorare insieme. Insieme
abbiamo frequentato stage all'estero, siamo andate in vacanza,
non abbiamo avuto segreti l'una per l'altra. L'ho sempre
considerato più di una sorella e ho sempre considerato la nostra
amicizia indissolubile.
Tuttavia da qualche
tempo la sento molto più scostante, a volte sembra quasi che mi
eviti: quando la chiamo per uscire è sempre indaffarata, quando
mi avvicino a lezione sembra che non mi ascolti e quando
parliamo noto un atteggiamento fortemente critico nei miei
confronti. Di fronte alla mia richiesta di chiarimenti si è
sempre dimostrata evasiva. Ho cercato di darmi delle spiegazioni
ma penso che tutto ciò sia dovuto a un episodio che risale a
pochi mesi, fa quando andammo insieme a un'audizione per il
musical "West side story" e mi scelsero per la parte di Maria
mentre a lei diedero un ruolo secondario. Io ero felice che
lavorassimo insieme, tuttavia non ho considerato che anche a lei
sarebbe piaciuto avere quella parte, a cui peraltro era molto
adatta.
E' possibile che una
situazione lavorativa limitata nel tempo, possa oscurare un
rapporto di amicizia di così lunga durata? Vorrei tanto fare
qualcosa per recuperarlo.
Katia (Siena)
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L’atteggiamento ostile di Rossella e i suoi attacchi indiretti
esprimono uno stato di rabbia conseguente all’invidia
verso l’amica. |
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Tale stato d'animo è frequente nei rapporti lavorativi: chi non
ha mai provato almeno una volta quella sensazione così
sgradevole di voler stare al posto della collega? |
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Per conservare integra la nostra autostima troviamo vari
argomenti che giustifichino il successo dell'altro e il nostro
fallimento. |
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Tendiamo ad attribuire il successo altrui alla fortuna o al
comportamento alquanto discutibile dei nostri colleghi. |
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Vedere che l'altro ha raggiunto gli obiettivi che noi da
tempo desideravamo, scatena rancore e rabbia, emozioni che
interferiscono nella valutazione realistica della situazione. |
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Si ha difficoltà ad individuare i comportamenti positivi
dell'altro e nello stesso tempo non riusciamo a prestare
attenzione alle nostre disabilità. L'altro è la causa del
nostro disagio, tendiamo a colpevolizzarlo perché riteniamo di
aver subito la situazione. |
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Se riuscissimo invece a concentrarci sui nostri
comportamenti da modificare e sulle abilità positive che
possediamo non perderemmo tempo a preoccuparci dei successi
degli altri. |
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Quando pensiamo che la persona che occupa il posto da noi tanto
ambito è la nostra migliore amica, la ferita diventa più
profonda perché si accavallano i pensieri sul successo
lavorativo alle aspettative sull'amicizia. |
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Avremmo bisogno di esprimere la nostra rabbia apertamente alla
persona cara che in altri momenti ci ha aiutata a contenere le
nostre reazione emotive. |
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Ma come fare se adesso è lei la causa della nostra sofferenza? |
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Uno stato d'animo tranquillo e sereno può aiutarci a valutare in
modo più realistico la situazione perché ci fa essere
consapevoli delle disabilità. |
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Nei pochi momenti in cui l'amica sembra essere disponibile,
Katia potrebbe cercare di parlare del disagio che prova sia nel
cambiamento del loro rapporto sia nel ricoprire quel nuovo ruolo
lavorativo. |
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Generalmente quando si parla del disagio che si prova in prima
persona: "Io provo disagio da quando...", l'interlocutore
è più ricettivo all'ascolto, non si sente attaccato e quindi
non ha bisogno di attivare meccanismi di difesa per
proteggersi. |
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Nonostante i vari tentativi per riprendere il contatto, può
succedere che Rossella non desideri riprendere il rapporto,
allora Katia dovrà modificare le sue aspettative sull'amicizia,
non possiamo aspettarci che gli altri si comportino come noi
vogliamo. |
Gabriella Graziano
Psicologa Psicoterapeuta
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