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DANCEABILITY, ARTE SENZA LIMITI
Non sempre lo spazio è fruibile e spesso non è sinonimo di libertà. Per le persone con ridotta mobilità o disabilità sensoriale i marciapiedi troppo stretti, i parcheggi selvaggi, le scale, i gradini e le barriere architettoniche in generale sono una realtà della vita di tutti i giorni. E’ tuttavia possibile trovare nell’espressione corporea un punto di partenza per il forte messaggio della necessità di abbattere tutte quelle barriere fisiche, sociali e culturali che limitano il nostro essere presenti al mondo. Ognuno, seguendo il proprio itinerario, può fare nuove esperienze nel muoversi con gli altri, scambiare emozioni e movimenti, creare nuovi canali di comunicazione andando oltre i limiti cui è abituato. Ogni persona è unica e speciale e deve potersi esprimere questa sua unicità con abilità e dis-abilità differenti. E che la danza sia riservata alle persone normodotate è soltanto un pregiudizio. In questa direzione si muove la Danceability, una tecnica di danza sviluppatasi negli Stati Uniti dall’impulso di Alito Alessi, danzatore e coreografo, direttore della Joint Forces Dance Company di Eugene-Oregon USA ( www.danceability.com ). Praticata da abili e disabili, permette a persone con differenti abilità fisiche di incontrarsi per danzare insieme, sfruttando le potenzialità corporee ed espressive individuali e riscoprendo un terreno comune in cui si creano esperienze di reciproca uguaglianza. Il linguaggio della danza diviene così accessibile a chiunque, senza preclusioni di età, esperienza o di condizione fisica e mentale. Bisogna però sottolineare e scrivere a caratteri cubitali che la Danceability non è e non si presenta come terapia o danzaterapia, ma è un’ espressione artistica e creativa vera e propria. La carrozzina diventa infatti un attrezzo di scena, un luogo di corteggiamento e passione, il centro di un fiore umano, un elemento che si fonde negli intrecci di arti che si compongono in forme nuove ed uniche, uno strumento per realizzare qualcosa di altrimenti irrealizzabile. L'essenza di questa pratica è una sorta di ascolto profondo del proprio sé interiore e dell'ambiente esterno. Il segreto, dice Alessi, è saper cogliere uno spunto, un elemento, un qualcosa che è già in atto, a livello di comunicazione o di relazione, e iniziare a seguirlo. Lasciare che da questa suggestione fluisca la danza, permettendo a chiunque di muoversi in maniera creativa e trovare la chiave d'accesso alla propria danza. Concentrarsi sulla sensazione e la percezione della sensazione, favorisce l'emergere dell'intuizione che guida l'attenzione in una libera associazione mentale finché il corpo inizia a parlare. A buon diritto Alessi rintraccia il fine ultimo della Danceability nel suscitare sentimenti di rispetto e solidarietà verso l'altro, poiché stimolando le persone a scoprire e risvegliare tutte le parti del corpo e a utilizzarle ristabilendo un più profondo contatto con se stessi e con gli altri, recuperando l’armonia innata di cui ognuno è dotato - persa spesso a causa di timori, timidezze o per scarso esercizio, riscoprendo la possibilità di poter toccare, di avvicinarsi all’altro con rispetto e senza timore di rifiuti, aumentando e rafforzando la fiducia negli altri e in se stessi non si può non ottenere qualcosa di grande. Nell'incontro fra due persone accade sempre qualcosa, per chi sa ascoltare.
Nel vicentino la DanceAbility è stata introdotta nel 2002 da Pierluigi Zonzin, persona disabile dal 1994 che, iniziando come danzatore, ne è successivamente divenuto promoter/organizzatore e infine insegnante. Attraverso di lui – in collaborazione con la Cooperativa Sociale Schio Solidale - si sono realizzati numerosi importanti progetti, portando la Danceability nelle più prestigiose piazze del nostro territorio. Da Schio nel settembre 2005 dove lo stesso Alito Alessi ha condotto un seminario intensivo culminato in pieno centro città con la performance itinerante “DanceAbility nella Città”, passando dalla manifestazione SportAbility in onore dei campioni olimpici scledensi e per le piazze di Piovene-Rocchette, Santorso, Montecchio Maggiore, Ponte di Barbarano – per citarne solo alcune – fino alla prestigiosa Piazza dei Signori a Vicenza nello scorso settembre, dove a ritmo di tango o su armonie eteree, con movimenti lenti e armoniosi o con scariche di energia e sensualità, i ballerini hanno incantato il numeroso pubblico presente. Zonzin ha anche avuto il merito di introdurre la Danceability in diverse scuole di Schio e di Vicenza dove gli studenti partecipanti ai corsi l’hanno con entusiasmo utilizzata come strumento per accogliere in sé ed esprimere agli altri tutto un bagaglio emotivo, psicofisico e culturale che sarebbe altrimenti rimasto inespresso. In ultimo, ma non in ordine di importanza, è da ricordare che proprio assistendo a una delle suddette performance il management della società K2006/Filmaster Group di Milano, incaricata dell’allestimento della cerimonia di apertura dei IX Giochi Paralimpici di Torino 2006, ha deciso di aprire il Galà dei Giochi proprio con uno spettacolo colossale dove la Danceability – diretta dal coreografo di fama internazionale Roberto Lun - ha fatto la parte del leone, sconvolgendo e affascinando non solo le trentamila persone presenti allo Stadio Olimpico, ma anche tutti i telespettatori che hanno assistito in mondovisione alla cerimonia - trasmessa in Italia da Rai 1. E, incredibile a pensarci, è stata la prima volta a livello mondiale in cui sono stati coinvolti artisti disabili nello spettacolo. Quello che possiamo augurarci è che questo sia solo il punto di partenza per la diffusione non solo di un’innovativa disciplina artistica ma di un modo di pensare e di vivere che sia davvero senza limiti.
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